giovedì 21 maggio 2020

LOMBARDIA: 25 anni di malefatte delle giunte regionali di centro-destra e dell'assenza di opposizione del centro-sinistra



Da oggi è in linea sul nostro sito laltralombardia.it uno spazio-dossier dove potete trovare documentazione sulla malapolitica e malasanità in Lombardia

se volete inviare i vostri contributi e documentazione scrivete a:

redazione@laltralombardia.it


SU LA TESTA l'altra Lombardia

21 maggio 2020


Lombardia: 'vivere meglio' e morire peggio


  

Negli ultimi venticinque anni in Regione Lombardia c’è stata una vera e propria occupazione “militare” nel settore sanitario pubblico. La sanità lombarda è stata colonizzata dagli uomini dell’ora pregiudicato Formigoni tutti legati a Comunione e Liberazione e in misura un po’ minore da quelli della Lega. Comunione e Liberazione è stata il motore principale della contro-riforma sanitaria in Lombardia.

La scelta strategica, riguardante anche giunte precedenti a quelle di Formigoni, è stata quella di potenziare, sostenere e finanziare la sanità privata attraverso convenzioni scellerate, ridimensionando ed indebolendo quella pubblica.

Questi dati sulla diminuzione dei posti letto parlano da soli:

1981 posti letto in Lombardia - 530.000

1992 posti letto in Lombardia - 365.000

2010 posti letto in Lombardia - 245.000

2017 posti letto in Lombardia - 191.000

Oltre a questo dato, già di per sé criminogeno, si registrano altri devastanti effetti come:

1) l’aumento del costo dei tickets sanitari che sono tra i più alti rispetto al resto del paese

2) il numero dei presidi sanitari è stato ridimensionato e ridotto, come anche il numero di letti destinati alla terapia intensiva.

3) le attese per esami e controlli sono aumentate, costringendo i cittadini a defatiganti attese o a rivolgersi a pagamento alle strutture private.

Si è scelto di non avere un progetto strategico per potenziare le strutture pubbliche, privilegiando criminalmente la ricerca del profitto a discapito della salute dei cittadini e della qualità della vita.

Eppure la Lombardia, fino a poco tempo fa, era considerata un esempio di “eccellenza” dalla propaganda di regime, in realtà questo modello definito di “sussidiarietà” ha prodotto corruzione e ladrocini vari (vedi il caso Formigoni - clinica Maugeri).

Inoltre non si deve dimenticare che alcuni assessori alla sanità, in tempi diversi, hanno dato “asilo” a dirigenti fortemente criticati in altre realtà come Antonio Cuzzoli e Alessandra Massei, rispondendo a logiche di spartizione e di lottizzazione tra i vari partiti di centro-destra.

I risultati di queste scelte scellerate e delle sfrenate privatizzazioni perseguite dalle varie Giunte Regionali lombarde si sono progressivamente manifestati e sono esplosi in occasione dell’emergenza Covid 19. La mancanza di letti in terapia intensiva, che ha causato ritardi e problemi vari nella cura tempestiva dei malati, è il frutto dell’inadeguatezza della sanità pubblica lombarda svuotata e indebolita per aver favorito le strutture private. Se ci fossero stati più letti a disposizione quanti morti si sarebbero risparmiati e quanto tempo in meno i contagiati sarebbero stati “parcheggiati” nei Pronto Soccorso in attesa che si liberassero letti lasciati “liberi” dai deceduti?

Dal 21 febbraio al 2 marzo nessuna di queste strutture convenzionate e finanziate dal pubblico sono state in prima linea nella cura del Coronavirus e pensare che rappresentano più del 50% degli ospedali in Lombardia. In questo periodo le uniche strutture di ricovero in Lombardia sono state tutte pubbliche.

Il presidente della giunta della Regione Lombardia Fontana (Lega) e l’assessore regionale alla sanità Gallera (Forza Italia) hanno enormi responsabilità nell’aver affrontato in ritardo e superficialmente la gestione dell’emergenza legata al Coronavirus.

La giunta regionale, incomprensibilmente, nella fase iniziale dell’emergenza approva una delibera per chiedere alle case di cura per anziani di ospitare i malati di Covid 19 non in terapia intensiva.

Questa scelta ha in parte condizionato l’estendersi dell’epidemia, infatti ad oggi il 53.4% dei decessi riguarda le varie fasce di anziani gran parte ospitati dalle RSA. Una situazione analoga pare si sia verificata anche in Emilia Romagna.

A tutt’oggi risulta inspiegabile questa decisione e non si capisce bene che cosa l’abbia ispirata. Grave è anche il fatto che sul piano politico non ci sia stata un’adeguata reazione delle forze istituzionali di opposizione, né in Lombardia né in altre regioni, contro i responsabili delle morti.

I contagi e le morti in Lombardia rappresentano circa la metà di quelli verificatesi sul piano nazionale e questo si spiega con le scelte errate o anche le non scelte della giunta leghista-forza-italiota che anziché privilegiare la cura e l’assistenza ai cittadini contagiati si è “impegnata” quasi quotidianamente per oltre 2 mesi a fare concorrenza in peggio, con la regia di Salvini, ai provvedimenti del governo nazionale, cercando di farlo cadere sfruttando l’emergenza coronavirus. Obiettivo ovviamente fallito.

Un altro gravissimo fatto accaduto in questa regione è ciò che è successo nel bergamasco e in parte nel bresciano. Dopo il primo provvedimento restrittivo del governo che prevedeva la chiusura di quasi tutte le attività lavorative salvo quelle strettamente necessarie, in questi territori l’attività produttiva è continuata quasi totalmente come prima a prescindere dal tipo di produzione.

Bastava un’autocertificazione al prefetto dei titolari di fabbriche e fabbrichette per mantenere aperta l’attività anche senza alcun dispositivo di sicurezza, né controlli efficaci nell’ambiente di lavoro. Risultato: decine di lavoratori contagiati e morti, senza che la Giunta regionale leghista muovesse un dito. Ha prevalso la filosofia classica e idiota “produttivista” e “lavorista” diffusissima nelle vallate bergamasche e bresciane a guida leghista e non solo.

Hanno tentato di tutto pur di far emergere “ l’eccellenza” in Lombardia fallendo miseramente.

Hanno progettato perfino la costruzione di un nuovo ospedale destinato completamente alla terapia intensiva con 400 posti letto previsti. Questa struttura, a cui hanno lavorato 500 operai e tecnici, e tanto esaltata da Fontana e da quel Bertolaso inquisito per le malefatte del post-terremoto dell’Aquila, non ha mai ospitato più di 50 malati ed è costata oltre 20 milioni di euro.

Mentre scriviamo ospita 4 malati e si pensa di chiuderla entro la fine del mese di maggio. Oltre la beffa il danno coi soldi pubblici. Anche su questo sarà bene aprire un’inchiesta sociale oltre che una giudiziaria. Non si può delegare solo alla magistratura l’opposizione politica e il contrasto al malaffare.


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20 Maggio 2020


giovedì 24 gennaio 2019

Con il popolo venezuelano, con Maduro e Chavez contro l'imperialismo USA


VEDI IL DOCUMENTO CON SPEZZONI DI INTERVENTO DI CHAVEZ FILMATO A CARACAS NEL 2010 IN OCCASIONE DELL'OTTAVO ANNIVERSARIO DEL FALLITO GOLPE DEL 2002

In solidarietà al popolo venezuelano e al presidente legittimo Maduro, pubblichiamo questo documento, con spezzoni dell'intervento di Chavez, da noi girato a Caracas in occasione del primo anniversario della fondazione della Milicia Nacional Bolivariana e dell'ottavo anniversario dello sventato golpe del 2002. Dopo sedici anni l'imperialismo USA tenta di nuovo un golpe criminale. 
Con Maduro e Chavez viva il popolo venezuelano! I golpisti non passeranno!
En solidaridad con el pueblo venezolano y el legítimo presidente Maduro, publicamos este documento con fragmentos de la intervención de Chávez, que filmamos en Caracas en el primer aniversario de la fundación de Milicia Nacional Bolivariana y en el octavo aniversario del fallido golpe de Estado de 2002. . Después de dieciséis años, el imperialismo yanqui intenta nuevamente un golpe criminal. ¡Viva el pueblo venezolano con Maduro y Chávez! ¡Los golpistas no pasarán!
Em solidariedade ao povo venezuelano e ao legítimo presidente Maduro, publicamos este documento, com peças da intervenção de Chávez, que filmamos em Caracas no primeiro aniversário da fundação da Milicia Nacional Bolivariana e no oitavo aniversário do fracassado golpe de Estado de 2002. . Depois de dezesseis anos, o imperialismo ianque tenta novamente um golpe criminoso. Viva o povo venezuelano com Maduro e Chávez! Os líderes do golpe não passarão!
En solidarité avec le peuple vénézuélien et le président légitime Maduro, nous publions ce document avec des extraits de l'intervention de Chavez, que nous avons tournée à Caracas le premier anniversaire de la fondation de Milicia Nacional Bolivariana et du huitième anniversaire de l'échec du coup d'État de 2002 . Après seize ans, l'impérialisme yankee tente à nouveau un coup d'État criminel. Longue vie au peuple vénézuélien avec Maduro et Chavez! Les putschistes ne passeront pas!
In solidarity with the Venezuelan people and the legitimate president Maduro, we publish this document, with pieces of the intervention of Chavez, which we shot in Caracas on the first anniversary of the foundation of Milicia Nacional Bolivariana and the eighth anniversary of the failed 2002 coup. After sixteen years, US imperialism tries again a criminal coup. Viva the Venezuelan people with Maduro and Chavez! The coup leaders will not pass!
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domenica 22 ottobre 2017

INIZIATIVE in SARDEGNA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA


Giovedì 26 Ottobre 2017 ore 18.30 
presso Libreria DESSI' 
Sassari


INIZIATIVA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA

Relazione di GERALDINA COLOTTI Giornalista di ritorno dal Venezuela


Organizza Collettivo S'Idea Libera in collaborazione con 

SU LA TESTA per il CONTROPOTERE







Venerdì 27 Ottobre 2017 ore 19 
presso ARKIMISSA località S'ASPIDDA(SP12) 
SINISCOLA (Nuoro)

INIZIATIVA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA

Relazione di GERALDINA COLOTTI Giornalista di ritorno dal Venezuela

Organizza Collettivo TRAMAS in collaborazione con 
SU LA TESTA per il CONTROPOTERE








Sabato 28 Ottobre 2017 ore 18 
presso Biblioteca BAZ 
via S. Giacomo 117 CAGLIARI

INIZIATIVA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA


Relazione di GERALDINA COLOTTI Giornalista di ritorno dal Venezuela


Organizza Biblioteca BAZ in collaborazione con 

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giovedì 9 febbraio 2017

IL CUORE NEL POZZO: UN CASO DI REVISIONISMO MEDIATICO

IL CUORE NEL POZZO: UN CASO DI REVISIONISMO MEDIATICO
VERGOGNA RAI3


  contadini fucilati a Dane in Slovenia il 31 luglio 1942
questa foto è stata utilizzata come
rappresentazione delle violenze subite dalla popolazione italiana
 ma si tratta esattamente del contrario
La RAI il 10 febbraio trasmetterà, ancora una volta, lo sceneggiato "Il Cuore nel Pozzo" che in sostanza è un impianto di memoria artificiale stile "Total Recall": durante la seconda guerra mondiale, un'Italiana residente in Slovenia e il suo bambino, frutto della violenza subita da un partigiano sloveno, son minacciati dalla furia slava del partigiano, che vorrebbe trucidare lei e il bimbo.
Sarà un prete italiano, don Bruno, a metterli in salvo. Il pozzo è ovviamente la foiba dove finirà don Bruno.
Il comitato 'La storia siamo noi' denuncia le falsità storiche di questo sceneggiato attraverso questo 
DOCUMENTARIO

La RAI non ha mai trasmesso il documentario FASCIST LEGACY, memoria storica dei crimini italiani nella seconda guerra mondiale

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9 febbraio 2017

venerdì 3 febbraio 2017

FOIBE: LA VERITA'. CONTRO IL REVISIONISMO STORICO 10 febbraio giornata della falsità


FOIBE: LA VERITA'. CONTRO IL REVISIONISMO STORICO
10 febbraio giornata della falsità

AI FASCIO-NAZISTI e AI REVISIONISTI STORICI VA IMPEDITO CON OGNI MEZZO DI ESPRIMERSI PUBBLICAMENTE SU QUESTO ARGOMENTO!

In coincidenza del 10 febbraio assistiamo ogni anno ad indecorose iniziative ed interventi sulla 'questione foibe' che non riflettono la verità e le documentazioni storiche, bensì manifestano posizioni strumentali e storicamente prive di ogni fondamento tipiche del revanscismo nazionalista che ha sempre ispirato i fascisti di ogni risma ed oggi lambisce ampi settori del “centro-sinistra”. A Milano, quest'anno i fascisti vogliono commemorare il giorno della memoria, tra l'altro, in una sede storica della sinistra. Non solo occorre impedirlo in modo militante, ma vanno denunciate anche come subdole, superficiali, ignoranti e pericolose le dichiarazioni-lamenti della così detta “sinistra per Milano” e di altre aree di sinistra che a parole si oppongono ai fascisti, ma poi politicamente condividono le aberrazioni e falsificazioni sulle foibe, senza premurarsi di informarsi sui documenti storici reali. Ricordo che nel 2008 la mia associazione SU LA TESTA con altri gruppi si vide negata la sala della Provincia dall'allora assessore Barzaghi del PRC, dopo che questi aveva addirittura aderito all'iniziativa. Chi fece pressione per negarcela??? Sicuramente le sedicenti associazioni degli esuli, ma non furono estranee le pressioni dei partiti sedicenti progressisti “di sinistra”. Ricordo anche che fu proprio Bertinotti all'inizio degli anni 2000 a sdoganare le tesi revisioniste sulle foibe.
In questi anni il revisionismo (di destra e di “sinistra”) ha fatto carte false pur di deformare, falsificare e cancellare la storia. Nel nome della “pacificazione” e della costruzione di un’artificiosa “memoria condivisa” viene condotta una campagna di stravolgimento della verità storica, tesa alla sistematica assoluzione del fascismo e alla denigrazione di chi lo ha realmente combattuto - in particolare dei comunisti, i quali ebbero un ruolo fondamentale nell’antifascismo e nella Resistenza - arrivando alla vergogna di mettere sullo stesso piano nazi-fascisti ed antifascisti, repubblichini e partigiani, combattenti per la libertà ed oppressori o, peggio ancora, presentando i carnefici come vittime e martiri e i perseguitati come aggressori.

Con l’istituzione della “Giornata del Ricordo” del 10 febbraio, questa campagna ha avuto anche il suo appuntamento ufficiale in cui i cosiddetti “infoibati” vengono presentati come martiri “solo perché italiani”. Si tenta cinicamente di sfruttare il sentimento d’appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia e una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà. Il tutto avallato dall'ex presidente della Repubblica Napolitano, che non solo ha straparlato di barbarie ed espansionismo slavo nel definire il movimento partigiano sul confine orientale (che, vogliamo ribadire, fu italiano, sloveno e croato), ma ha anche concesso medaglie ai familiari dei presunti “martiri dell’italianità”, tra cui, ad esempio, Vincenzo Serrentino, giustiziato dopo regolare processo in quanto criminale di guerra ricercato dalle Nazioni Unite.

Questa ri-scrittura della storia è, tra l'altro, funzionale allo sdoganamento politico e ideologico delle attuali organizzazioni fasciste e della destra radicale, che sono considerate ormai, da parte del centro-destra e non solo, come partner politici ed elettorali del tutto legittimi.
Queste formazioni sono facili strumenti da utilizzare contro i movimenti politici e sociali non omologati e non compatibili con l’attuale sistema politico, come dimostra il crescendo di azioni squadristiche sempre più gravi come quella di Cremona del gennaio 2015 contro il compagno Emilio. Molto grave è il fatto che tutti gli anni i prefetti e i questori di alcune città autorizzino iniziative sulle foibe promosse da organizzazioni fasciste e di estrema destra come casa Pound e Forza Nuova. Questi burocrati dello stato disattendono tutte le disposizioni legislative che impediscono attività e riti di stampo fascista.
Si ignora sistematicamente quanto la DOCUMENTAZIONE STORICA ci consegna.
Alla fine della Prima Guerra Mondiale, con il Trattato di Rapallo (1920) e poi quello di Roma (1924), l’Italia acquisì sul suo confine orientale un territorio nel quale abitavano quasi 500.000 tra sloveni e croati. Con l’avvento del fascismo iniziò un processo di assimilazione forzata: vennero progressivamente eliminate tutte le istituzioni slovene e croate, le scuole furono italianizzate, gli insegnanti licenziati o costretti ad emigrare, vennero posti limiti all’accesso degli sloveni nei pubblici impieghi, cambiati i nomi dei luoghi. Questo generò una prima ondata di sentimento anti-italiano.
Con lo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, nel 1941 il regime fascista e quello nazista attaccarono e occuparono quasi tutta la Jugoslavia, lasciandosi andare a uccisioni e brutalità di ogni genere. Vennero approntati, sia nel territorio italiano che in quello jugoslavo occupato, un gran numero di campi di concentramento, nei quali oltre ai detenuti di etnia slava vennero spesso rinchiusi anche migliaia di antifascisti italiani e stranieri di varie nazionalità. Gran parte degli slavi, fra cui anche vecchi, donne e bambini, trovarono la morte per inedia, malattie, torture o soppressione fisica, come peraltro espressamente richiesto da Mussolini, che chiedeva «l’annientamento di uomini e cose».
I primi partigiani jugoslavi iniziarono la loro lotta antifascista sin dal luglio 1941. I nazifascisti tentarono inutilmente in tre riprese il loro annientamento. Il primo tentativo fu realizzato nell’ottobre 1941 e si avvalse anche di vere e proprie azioni terroristiche verso i civili (ad esempio l’eccidio nazista di 7000 abitanti di Kragujevac). Il secondo fu attuato nel marzo 1942, quando il Comando superiore armate Slovenia e Dalmazia (poi detto Supersloda) inviò a tutti i reparti la circolare 3C. Questa circolare conteneva ordini di una ferocia inaudita come, ad esempio: “Internare, a titolo protettivo, precauzionale e repressivo, individui, famiglie, categorie di individui delle città e delle campagne e, se occorre, intere popolazioni di villaggi e zone rurali; si sappia bene che eccessi di reazione, compiuti in buona fede, non verranno perseguiti. Perseguiti invece, inesorabilmente, saranno coloro che dimostreranno timidezza e ignavia”. La terza grande offensiva si svolse nell’estate 1942, sotto la direzione del generale Mario Roatta, e si concluse, come gli altri due tentativi, con grandi massacri di civili, ma senza riuscire a scalfire la forza e il coraggio dei partigiani jugoslavi, ai quali si univano molti partigiani italiani di orientamento comunista.
Si preferisce non ricordare le migliaia e migliaia di civili jugoslavi trucidati dalle truppe italiane nell’ex-Jugoslavia, occupata dal 6 aprile 1941 fino all' 8 settembre del 1943; si ignorano le migliaia di civili (donne, vecchi e bambini) morti nei campi di concentramento fascisti ad Arbe, a Gonars e in altri campi del centro-nord Italia (per ulteriori approfondimenti consulta la nostra bibliografia e filmografia) 
Si cancellano dai libri di storia e dalle commemorazioni le violenze sistematiche subite in Istria dalla popolazione locale indigena nel corso dell’occupazione fascista (distruzione di Centri culturali e di case del popolo, italianizzazione forzata dei cognomi slavi, imposizione della lingua italiana ecc...)
Si arriva a falsificare la realtà fino a moltiplicare il numero degli infoibati (fra cui moltissimi gerarchi fascisti e collaborazionisti macchiatisi di gravissimi delitti e violenze) e degli esuli, sparando cifre a casaccio e manipolando la documentazione e la ricerca storica, come hanno dimostrato con i loro studi alcuni storici e ricercatori quali Enzo Collotti, Alessandra Kersevan e Claudia Cernigoi. Ad esempio, i 500 infoibati istriani (numero documentato da recenti ricerche) diventano 4 o 5 mila e per alcuni addirittura 30.000 e così a seguire con altre foibe, come quella di Basovizza.
Non si contestualizzano mai i fatti, quasi che le “foibe” fossero un dato impazzito della realtà da usare per la bieca propaganda politica. Perché si vuole speculare sul sangue, sul dolore e sulle vittime di una guerra la cui totale responsabilità ricade sui nazi-fascisti aggressori?
In realtà si tenta di sfruttare cinicamente il sentimento di appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia, con una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà.
Si vuole affermare e perpetuare il luogo comune di “italiani brava gente”, ignorando che “dall’unità del nostro paese fino alla fine della seconda guerra mondiale, oltre all’aggressione della Jugoslavia, si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà.”
(dalla quarta di copertina del libro di Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”).
Fra gli episodi, sempre citati da Angelo Del Boca, professore dell’Università di Torino considerato il maggior storico del colonialismo italiano, troviamo: 1000 ostaggi fucilati dall’esercito italiano nel territorio di Lubiana (ex-Jugoslavia) tra il 1941 e il 1943, 35.000 persone deportate in Italia nei campi di concentramento, di cui 4.500 morte nel campo dell’isola di Arbe; le deportazioni in Italia di migliaia di libici, lo schiavismo applicato in Somalia lungo i grandi fiumi, l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite che hanno procurato migliaia di morti e devastazioni indicibili, lo sterminio di duemila monaci nella città conventuale di Debrà Libanos (Etiopia), la consegna ai nazisti, da parte dei repubblichini-fascisti, di migliaia di ebrei votati a sicura morte (Italiani, brava gente? di Angelo del Boca- Ed. Neri Pozza pag.318).
E’ vero che nel corso dell’ultimo secolo altri popoli si sono macchiati di violenze e nefandezze a danno di altri quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia solo gli italiani hanno pervicacemente tentato (almeno la storiografia ufficiale) di gettare un velo sulle pagine nere della loro storia, ricorrendo ossessivamente ad uno strumento auto consolatorio: il mito degli “italiani brava gente”. Dietro questo buonismo, in realtà, si sono consumati i crimini peggiori e gli eccidi più barbari...”
Moltissimi capi militari italiani, fra cui i generali Graziani, Badoglio e Roatta, sono stati considerati dalle istanze internazionali criminali di guerra per gli eccidi ordinati e compiuti in Jugoslavia e in Africa orientale (Etiopia, Somalia) e Libia. Ma non hanno mai pagato, perché i governi post-resistenziali non concessero mai l’estradizione, in nome di cinici equilibri internazionali.
La cosiddetta “questione delle foibe”(le foibe - dal latino ‘fovea’ che significa fossa, incavo, apertura del terreno - sono delle cavità naturali per lo più a forma di imbuto rovesciato tipiche del territorio istriano) è stata un po’ il punto di partenza della campagna di denigrazione della Resistenza nel suo insieme. Mentre a Trieste, ed in genere nelle regioni del Nordest, la destra nazionalfascista ha sempre tirato fuori le “foibe” come uno dei propri cavalli di battaglia per propagandare l’anticomunisno e l’odio etnico e politico contro la Jugoslavia, è solo negli ultimi anni che il fenomeno è esploso a livello nazionale, coinvolgendo nella non comprensione del fenomeno anche esponenti della sinistra, arrivando addirittura alle posizioni estreme della dirigenza di Rifondazione comunista bertinottiana che, pur non conoscendo assolutamente l’entità dei fatti, si è arrogata il diritto di condannare senza appello la Resistenza jugoslava, ed i partigiani italiani che con essa hanno collaborato, per dei presunti “crimini” dei quali non solo non vi è prova, ma che dalle risultanze storiche risultano addirittura non avvenuti. Il problema è che di “foibe” si è parlato finora molto, ma a livello di sola propaganda e a sproposito. Per decenni si è parlato di “migliaia di infoibati sol perché italiani”, senza che i propagandisti esibissero le prove di questo loro dire. Per decenni i propagandisti hanno scritto e riscritto sempre le stesse cose, citandosi l’un l’altro e non producendo alcun documento ad avvalorare quanto da loro asserito. Si è giunti, nel corso degli ultimi anni, al fatto che questo “si dice” senza alcun valore storico sia stato avvalorato anche da storici considerati “seri” e “professionali”, in quanto facenti parte degli Istituti storici della Resistenza…”
E' utile ricordare, inoltre, la posizione di Giorgio Bocca: “L'argomento dei campi di concentramento fascisti è pochissimo conosciuto a livello di opinione pubblica ed è per questa scarsa conoscenza che personaggi come Silvio Berlusconi hanno potuto dire che Benito Mussolini mandava i suoi oppositori in vacanza. Il gioco dei morti è francamente inaccettabile quando risponde a un opportunismo politico come quello attualissimo dei neo fascisti, nipotini di Salò, e allievi di Giorgio Almirante. Ed è inaccettabile anche l'uso sacrale che si fa dei morti per dimostrare che le idee per cui morirono gli uni valgono come quelle per cui morirono gli altri. Nel caso italiano non si tratta di recuperare la storia dei vinti e di correggere quella dei vincitori, ma di ricordare che se si fossero scambiati i ruoli noi non saremmo qui a parlarne, saremmo finiti in massa in qualche lager o in qualche camera a gas e per il lungo futuro del Terzo Reich noi e i nostri figli e nipoti saremmo vissuti, ove non eliminati, in una società barbarica. Altro che vaghe e passeggere distinzioni fra diverse bandiere, diverse idee, diverse utopie: la scelta era fra la schiavitù razzista e la libertà civile, fra la fedeltà cieca alla tirannia e i diritti umani. La pietà verso i morti è antica come il diritto dei loro parenti e amici a ricordarli, ma la pubblica celebrazione coinvolge un giudizio sulle loro azioni da vivi e la celebrazione di quanti, fino all'ultimo, stettero dalla parte del Reich nazista è celebrazione del nazismo”.
Con la giornata del 10 febbraio si istituzionalizza la mitologia di una popolazione italiana cacciata dalla sua terra, quando in realtà i territori dell’Istria e della Dalmazia, che con la Prima Guerra Mondiale l’Italia aveva occupato militarmente, non erano mai stati abitati da popolazioni italiane, se non in minima parte. Dagli anni '20 il fascismo pianificò e scatenò una violenta campagna volta ad imporre forzatamente l’ “italianità” alla popolazione jugoslava. Quando si parla degli esuli italiani dell’Istria e della Dalmazia non si deve dimenticare che gran parte di questi erano stati impiantati in quei territori artificiosamente dal fascismo e spesso del regime erano stati collaboratori attivi. I fascisti da sempre hanno cercato di far passare la tesi dello scontro tra italiani e jugoslavi; in realtà nella Venezia Giulia vi è stata una resistenza forte e radicata in cui alcune formazioni partigiane  jugoslave e italiane operavano congiuntamente contro i nazifascisti (italiani, tedeschi e jugoslavi). La celebrazione menzognera delle foibe cui stiamo assistendo si inquadra in una più ampia campagna di denigrazione della resistenza: la classe dominante (oggi rappresentata dal governo Gentiloni-Alfano ) promuove il revisionismo storico nelle scuole, nelle università, mette in piedi enormi operazioni di intossicazione e manipolazione dell’opinione e delle coscienze. Ne consegue che il principale nemico, in questa lotta, sono: l’intellettuale asservito alla manipolazione della storia, il consigliere comunale che asseconda lo sporco teatrino partecipando a questa o quella commemorazione e l’attuale governo che, in linea con i suo predecessori, promuove la celebrazione della giornata della falsità. All’operazione portata avanti dalla classe dominante, si unisce l’azione di gruppuscoli neofascisti.
Oggi si tratta di contribuire al contrasto del revisionismo storico, superando un'impostazione puramente difensiva della 'questione foibe' e dare una risposta culturale e politica determinata e documentata contro le menzogne e le falsità di forze reazionarie e revisioniste dell'area così detta “democratica”.
Si tratta, cioè, di:
 - dare una prospettiva di lettura critica basata sui fatti della storia e della realtà, con particolare riferimento alle avventure coloniali e imperiali dell’Italia prefascista e fascista;
- valorizzare il ruolo fondamentale avuto dalla Resistenza per le conquiste politiche, sociali e civili successive alla 2^ guerra mondiale;
- valorizzare gli ideali della lotta antifascista nell’attuale contesto storico;
- raccogliere e socializzare la preziosa eredità della lotta al fascismo per la costruzione di un altro mondo possibile e necessario, basato sulla pace, la libertà, la democrazia compiuta e non delegata, l’emancipazione sociale e la dignità umana.
- valorizzare l’importanza dell’antifascismo attuale anche esprimendo solidarietà a chi è colpito dalla repressione statale.

Giorgio R. per SU LA TESTA per il CONTROPOTERE
Febbraio 2017


p.s. - Questo intervento è stato realizzato grazie al contributo di materiali utilizzati per il Convegno da noi organizzato con altre formazioni nel 2008 dal titolo “Foibe: la verità. Contro il revisionismo storico” e lo riproporremo ogni anno in questa occasione.

Per ogni altro ulteriore approfondimento e documentazioni consultate la pagina del nostro sito dedicata a  Foibe contro il revisionismo storico