Strumento di battaglia politico-culturale che vuole gettare un sasso nell'acqua stagnante dell'informazione del sistema e contribuire a spezzare l'egemonia del pensiero unico
giovedì 21 maggio 2020
LOMBARDIA: 25 anni di malefatte delle giunte regionali di centro-destra e dell'assenza di opposizione del centro-sinistra
Lombardia: 'vivere meglio' e morire peggio
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La scelta strategica, riguardante anche giunte precedenti a quelle di Formigoni, è stata quella di potenziare, sostenere e finanziare la sanità privata attraverso convenzioni scellerate, ridimensionando ed indebolendo quella pubblica.
Questi dati sulla diminuzione dei posti letto parlano da soli:
1981 posti letto in Lombardia - 530.000
1992 posti letto in Lombardia - 365.000
2010 posti letto in Lombardia - 245.000
2017 posti letto in Lombardia - 191.000
Oltre a questo dato, già di per sé criminogeno, si registrano altri devastanti effetti come:
1) l’aumento del costo dei tickets sanitari che sono tra i più alti rispetto al resto del paese
2) il numero dei presidi sanitari è stato ridimensionato e ridotto, come anche il numero di letti destinati alla terapia intensiva.
3) le attese per esami e controlli sono aumentate, costringendo i cittadini a defatiganti attese o a rivolgersi a pagamento alle strutture private.
Si è scelto di non avere un progetto strategico per potenziare le strutture pubbliche, privilegiando criminalmente la ricerca del profitto a discapito della salute dei cittadini e della qualità della vita.
Eppure la Lombardia, fino a poco tempo fa, era considerata un esempio di “eccellenza” dalla propaganda di regime, in realtà questo modello definito di “sussidiarietà” ha prodotto corruzione e ladrocini vari (vedi il caso Formigoni - clinica Maugeri).
Inoltre non si deve dimenticare che alcuni assessori alla sanità, in tempi diversi, hanno dato “asilo” a dirigenti fortemente criticati in altre realtà come Antonio Cuzzoli e Alessandra Massei, rispondendo a logiche di spartizione e di lottizzazione tra i vari partiti di centro-destra.
I risultati di queste scelte scellerate e delle sfrenate privatizzazioni perseguite dalle varie Giunte Regionali lombarde si sono progressivamente manifestati e sono esplosi in occasione dell’emergenza Covid 19. La mancanza di letti in terapia intensiva, che ha causato ritardi e problemi vari nella cura tempestiva dei malati, è il frutto dell’inadeguatezza della sanità pubblica lombarda svuotata e indebolita per aver favorito le strutture private. Se ci fossero stati più letti a disposizione quanti morti si sarebbero risparmiati e quanto tempo in meno i contagiati sarebbero stati “parcheggiati” nei Pronto Soccorso in attesa che si liberassero letti lasciati “liberi” dai deceduti?
Dal 21 febbraio al 2 marzo nessuna di queste strutture convenzionate e finanziate dal pubblico sono state in prima linea nella cura del Coronavirus e pensare che rappresentano più del 50% degli ospedali in Lombardia. In questo periodo le uniche strutture di ricovero in Lombardia sono state tutte pubbliche.
Il presidente della giunta della Regione Lombardia Fontana (Lega) e l’assessore regionale alla sanità Gallera (Forza Italia) hanno enormi responsabilità nell’aver affrontato in ritardo e superficialmente la gestione dell’emergenza legata al Coronavirus.
La giunta regionale, incomprensibilmente, nella fase iniziale dell’emergenza approva una delibera per chiedere alle case di cura per anziani di ospitare i malati di Covid 19 non in terapia intensiva.
Questa scelta ha in parte condizionato l’estendersi dell’epidemia, infatti ad oggi il 53.4% dei decessi riguarda le varie fasce di anziani gran parte ospitati dalle RSA. Una situazione analoga pare si sia verificata anche in Emilia Romagna.
A tutt’oggi risulta inspiegabile questa decisione e non si capisce bene che cosa l’abbia ispirata. Grave è anche il fatto che sul piano politico non ci sia stata un’adeguata reazione delle forze istituzionali di opposizione, né in Lombardia né in altre regioni, contro i responsabili delle morti.
I contagi e le morti in Lombardia rappresentano circa la metà di quelli verificatesi sul piano nazionale e questo si spiega con le scelte errate o anche le non scelte della giunta leghista-forza-italiota che anziché privilegiare la cura e l’assistenza ai cittadini contagiati si è “impegnata” quasi quotidianamente per oltre 2 mesi a fare concorrenza in peggio, con la regia di Salvini, ai provvedimenti del governo nazionale, cercando di farlo cadere sfruttando l’emergenza coronavirus. Obiettivo ovviamente fallito.
Un altro gravissimo fatto accaduto in questa regione è ciò che è successo nel bergamasco e in parte nel bresciano. Dopo il primo provvedimento restrittivo del governo che prevedeva la chiusura di quasi tutte le attività lavorative salvo quelle strettamente necessarie, in questi territori l’attività produttiva è continuata quasi totalmente come prima a prescindere dal tipo di produzione.
Bastava un’autocertificazione al prefetto dei titolari di fabbriche e fabbrichette per mantenere aperta l’attività anche senza alcun dispositivo di sicurezza, né controlli efficaci nell’ambiente di lavoro. Risultato: decine di lavoratori contagiati e morti, senza che la Giunta regionale leghista muovesse un dito. Ha prevalso la filosofia classica e idiota “produttivista” e “lavorista” diffusissima nelle vallate bergamasche e bresciane a guida leghista e non solo.
Hanno tentato di tutto pur di far emergere “ l’eccellenza” in Lombardia fallendo miseramente.
Hanno progettato perfino la costruzione di un nuovo ospedale destinato completamente alla terapia intensiva con 400 posti letto previsti. Questa struttura, a cui hanno lavorato 500 operai e tecnici, e tanto esaltata da Fontana e da quel Bertolaso inquisito per le malefatte del post-terremoto dell’Aquila, non ha mai ospitato più di 50 malati ed è costata oltre 20 milioni di euro.
Mentre scriviamo ospita 4 malati e si pensa di chiuderla entro la fine del mese di maggio. Oltre la beffa il danno coi soldi pubblici. Anche su questo sarà bene aprire un’inchiesta sociale oltre che una giudiziaria. Non si può delegare solo alla magistratura l’opposizione politica e il contrasto al malaffare.
SU LA TESTA l'altra Lombardia
giovedì 24 gennaio 2019
Con il popolo venezuelano, con Maduro e Chavez contro l'imperialismo USA
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VEDI IL DOCUMENTO CON SPEZZONI DI INTERVENTO DI CHAVEZ FILMATO A CARACAS NEL 2010 IN OCCASIONE DELL'OTTAVO ANNIVERSARIO DEL FALLITO GOLPE DEL 2002 |
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domenica 22 ottobre 2017
INIZIATIVE in SARDEGNA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA
Giovedì 26 Ottobre 2017 ore 18.30
presso Libreria DESSI'
Sassari
INIZIATIVA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA
Relazione di GERALDINA COLOTTI Giornalista di ritorno dal Venezuela
Organizza Collettivo S'Idea Libera in collaborazione con
SU LA TESTA per il CONTROPOTERE

Venerdì 27 Ottobre 2017 ore 19
presso ARKIMISSA località S'ASPIDDA(SP12)
SINISCOLA (Nuoro)
INIZIATIVA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA
Relazione di GERALDINA COLOTTI Giornalista di ritorno dal Venezuela
Organizza Collettivo TRAMAS in collaborazione con
SU LA TESTA per il CONTROPOTERE

Sabato 28 Ottobre 2017 ore 18
presso Biblioteca BAZ
via S. Giacomo 117 CAGLIARI
INIZIATIVA IN SOLIDARIETA' COL POPOLO VENEZUELANO IN LOTTA CONTRO L'IMPERIALISMO USA E IL GOLPISMO FASCISTA
Relazione di GERALDINA COLOTTI Giornalista di ritorno dal Venezuela
Organizza Biblioteca BAZ in collaborazione con
SU LA TESTA per il CONTROPOTERE
domenica 30 luglio 2017
VENEZUELA corrispondenze da Caracas di Geraldina Colotti
giovedì 9 febbraio 2017
IL CUORE NEL POZZO: UN CASO DI REVISIONISMO MEDIATICO
VERGOGNA RAI3
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| contadini fucilati a Dane in Slovenia il 31 luglio 1942 questa foto è stata utilizzata come rappresentazione delle violenze subite dalla popolazione italiana ma si tratta esattamente del contrario |
Sarà un prete italiano, don Bruno, a metterli in salvo. Il pozzo è ovviamente la foiba dove finirà don Bruno.
DOCUMENTARIO
La RAI non ha mai trasmesso il documentario FASCIST LEGACY, memoria storica dei crimini italiani nella seconda guerra mondiale
SU LA TESTA per il contropotere
9 febbraio 2017
venerdì 3 febbraio 2017
FOIBE: LA VERITA'. CONTRO IL REVISIONISMO STORICO 10 febbraio giornata della falsità
10 febbraio giornata della falsità
Con l’istituzione della “Giornata del Ricordo” del 10 febbraio, questa campagna ha avuto anche il suo appuntamento ufficiale in cui i cosiddetti “infoibati” vengono presentati come martiri “solo perché italiani”. Si tenta cinicamente di sfruttare il sentimento d’appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia e una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà. Il tutto avallato dall'ex presidente della Repubblica Napolitano, che non solo ha straparlato di barbarie ed espansionismo slavo nel definire il movimento partigiano sul confine orientale (che, vogliamo ribadire, fu italiano, sloveno e croato), ma ha anche concesso medaglie ai familiari dei presunti “martiri dell’italianità”, tra cui, ad esempio, Vincenzo Serrentino, giustiziato dopo regolare processo in quanto criminale di guerra ricercato dalle Nazioni Unite.
Questa ri-scrittura della storia è, tra l'altro, funzionale allo sdoganamento politico e ideologico delle attuali organizzazioni fasciste e della destra radicale, che sono considerate ormai, da parte del centro-destra e non solo, come partner politici ed elettorali del tutto legittimi.
In realtà si tenta di sfruttare cinicamente il sentimento di appartenenza nazionale per riproporre l’infame connubio tra fascismo e Italia, con una visione nazionalista e sciovinista della storia e della realtà.
Si vuole affermare e perpetuare il luogo comune di “italiani brava gente”, ignorando che “dall’unità del nostro paese fino alla fine della seconda guerra mondiale, oltre all’aggressione della Jugoslavia, si sono verificati molti episodi nei quali gli italiani si sono rivelati capaci di indicibili crudeltà.”
(dalla quarta di copertina del libro di Angelo Del Boca “Italiani brava gente?”).
Fra gli episodi, sempre citati da Angelo Del Boca, professore dell’Università di Torino considerato il maggior storico del colonialismo italiano, troviamo: 1000 ostaggi fucilati dall’esercito italiano nel territorio di Lubiana (ex-Jugoslavia) tra il 1941 e il 1943, 35.000 persone deportate in Italia nei campi di concentramento, di cui 4.500 morte nel campo dell’isola di Arbe; le deportazioni in Italia di migliaia di libici, lo schiavismo applicato in Somalia lungo i grandi fiumi, l’impiego in Etiopia dell’iprite e di altre armi chimiche proibite che hanno procurato migliaia di morti e devastazioni indicibili, lo sterminio di duemila monaci nella città conventuale di Debrà Libanos (Etiopia), la consegna ai nazisti, da parte dei repubblichini-fascisti, di migliaia di ebrei votati a sicura morte (Italiani, brava gente? di Angelo del Boca- Ed. Neri Pozza pag.318).
E’ vero che nel corso dell’ultimo secolo altri popoli si sono macchiati di violenze e nefandezze a danno di altri quasi in ogni parte del mondo. Tuttavia solo gli italiani hanno pervicacemente tentato (almeno la storiografia ufficiale) di gettare un velo sulle pagine nere della loro storia, ricorrendo ossessivamente ad uno strumento auto consolatorio: il mito degli “italiani brava gente”. Dietro questo buonismo, in realtà, si sono consumati i crimini peggiori e gli eccidi più barbari...”
Moltissimi capi militari italiani, fra cui i generali Graziani, Badoglio e Roatta, sono stati considerati dalle istanze internazionali criminali di guerra per gli eccidi ordinati e compiuti in Jugoslavia e in Africa orientale (Etiopia, Somalia) e Libia. Ma non hanno mai pagato, perché i governi post-resistenziali non concessero mai l’estradizione, in nome di cinici equilibri internazionali.
- dare una prospettiva di lettura critica basata sui fatti della storia e della realtà, con particolare riferimento alle avventure coloniali e imperiali dell’Italia prefascista e fascista;
- valorizzare il ruolo fondamentale avuto dalla Resistenza per le conquiste politiche, sociali e civili successive alla 2^ guerra mondiale;
- valorizzare gli ideali della lotta antifascista nell’attuale contesto storico;
- raccogliere e socializzare la preziosa eredità della lotta al fascismo per la costruzione di un altro mondo possibile e necessario, basato sulla pace, la libertà, la democrazia compiuta e non delegata, l’emancipazione sociale e la dignità umana.
- valorizzare l’importanza dell’antifascismo attuale anche esprimendo solidarietà a chi è colpito dalla repressione statale.







